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 Ansia & Panico
Lo Psicologo Lo Psicoterapeuta Lo Psichiatra Ansia e Depressione

Ansia e depressione possono essere contemporaneamente presenti?


Spesso accade che sintomi ansiosi si associno a quelli depressivi. Il paziente, accanto alla tipica sintomatologia depressiva caratterizzata da tristezza, apatia, disinteresse, pessimismo e perdita di
speranza, può presentare anche ansia, tensione, preoccupazione, sintomi ansiosi somatici, paura di
avere una malattia organica.
La diagnosi che viene più frequentemente fatta in base a questo quadro è di “Depressione ansiosa” o “Disturbo ansioso-depressivo”.
Si sono svolti vari studi per chiarire se esistano dei rapporti di causalità tra sintomi ansiosi e
depressivi.
In alcuni casi si suppone che i sintomi depressivi siano successivi alla presenza di quelli ansiosi (ad
esempio Disturbo da Attacchi di Panico, seguito da Depressione Reattiva).
In altri casi si considerano i due disturbi indipendenti e coesistenti (ad es. Depressione Maggiore e
Disturbo da Attacchi di Panico).
Può anche verificarsi che i sintomi ansiosi regrediscano in breve tempo e lascino posto a quelli
depressivi.
In altri casi ancora un Episodio Depressivo Maggiore, nella fase finale, può residuare dei sintomi
della serie ansiosa.

 

La depressione può essere combattuta con la “forza di volontà”?


Assolutamente no! Non è possibile superare una crisi depressiva con la volontà. Durante una crisi
depressiva, proprio a causa della malattia, il soggetto ha a disposizione una scarsissima quantità di
energia psichica, a volte appena sufficiente per “andare avanti”. Dobbiamo tenere presente che, per definizione, la volontà è la quantità di energia psichica di cui un soggetto dispone: risulta quindi evidente che un depresso, già con poca energia psichica, non possa far leva su di essa per superare lo stato depressivo.

 

Servono gli ansiolitici e i “sonniferi” nella cura della depressione?
L’uso degli ansiolitici è consigliabile solo all’inizio di una cura antidepressiva, specialmente
quando i sintomi della serie ansiosa sono spiccati. Va in ogni modo limitato ad un breve periodo di tempo in quanto, contrariamente agli antidepressivi, gli ansiolitici assunti per molti mesi e a dosi elevate danno luogo ad una dipendenza fisica.
Va anche limitato l’uso dei “sonniferi” (ipnoinducenti) in quanto l’insonnia da risveglio, tipica della depressione, è un sintomo che, come gli altri, scompare con l’utilizzo degli antidepressivi e con il
progressivo innalzamento del tono dell’umore.

Dopo le cure, il paziente può avere un altro episodio depressivo?


Questa è una domanda che familiari e pazienti si pongono frequentemente. E’ certamente più probabile che si manifesti un episodio depressivo in una persona che ha già sofferto di depressione rispetto a chi non ne ha mai sofferto. E’ però difficile valutare se e quando si manifesterà.
Per questo motivo è importante rivolgersi allo specialista nel momento in cui si manifestano quei sintomi presenti nel precedente episodio, in quanto rappresentano un campanello d’allarme (astenia, insonnia, difficoltà di concentrazione).
Per quanto riguarda i farmaci e la durata della terapia occorre precisare che:
- se l’episodio è guarito completamente, l’assunzione dei farmaci verrà protratta per qualche mese e sarà gradualmente sospesa secondo schemi precisi;
- se gli episodi depressivi si ripetono a breve distanza l’uno dall’altro, i farmaci verranno assunti a lungo.
E’ importante considerare se vi siano state cause esterne scatenanti l’insorgenza dei disturbi depressivi ed è importante rilevare la presenza di “situazioni stressanti stabili”, per dare consigli e direttive su come risolverle o evitarle.
Esistono periodi critici in cui è più probabile che chi ha già sofferto in passato di episodi depressivi,
possa avere una ricaduta. Ciò si può verificare nelle fasi del climaterio maschile e femminile, nelle separazioni affettive o quando avviene l’allontanamento dei figli dall’ambiente familiare.

 

Si può diventare dipendenti dagli antidepressivi?
In generale le cure antidepressive non provocano alcun tipo di dipendenza fisica. E’ però possibile che si venga ad instaurare una dipendenza di tipo psicologico, legata alla convinzione che alla
sospensione della terapia antidepressiva corrisponda una riattivazione dei sintomi. Questo tipo di timore determina a volte la prosecuzione della cura in un regime di autogestione, cosa che bisogna evitare.
Va del resto evitata anche la sospensione improvvisa della terapia antidepressiva in quanto ciò può determinare un’improvvisa e violenta ricomparsa dei sintomi depressivi (effetto rebound), spesso confusa con manifestazioni da carenza nei confronti dei farmaci.

Quanto tempo bisogna aspettare perché una terapia antidepressiva faccia effetto?

Solitamente bisogna attendere almeno due/quattro settimane prima di avvertire i primi
miglioramenti.
Ciò è dovuto al fatto che gli antidepressivi agiscono determinando l’aumento di disponibilità dei
neurotrasmettitori cerebrali a livello delle cellule nervose, il cui numero è di circa 100 miliardi. E’
quindi ovvio che non è possibile attendersi miglioramenti nel giro di pochi giorni.
Talvolta si verifica un precoce benessere, anche solo dopo 1-2 giorni di terapia. Si tratta in genere di un beneficio transitorio, dovuto essenzialmente alle aspettative positive che il paziente ha nei confronti della cura, ma che non ha una reale base biologica legata all’azione del farmaco.
Al contrario può accadere che dopo 5-6 settimane di trattamento non si verifichi il miglioramento atteso. E’ probabile che, in questi casi, la dose dei farmaci sia insufficiente e vada regolata.

Per quanto tempo vanno presi i farmaci antidepressivi?


La depressione necessita di trattamenti specifici che devono essere stabiliti dallo specialista e
corretti di volta in volta sulla base dei sintomi e della fase di malattia in atto.
Dal momento in cui il paziente comincia ad assumere farmaci antidepressivi, occorre un tempo
variabile da due a quattro settimane perché i sintomi si riducano.
E’ importante poi che la terapia sia protratta per almeno 4-6 mesi dopo la scomparsa dei sintomi.
Trascorso un adeguato periodo di completo benessere è possibile ridurre gradualmente i dosaggi,
fino a sospenderli del tutto. La durata media di una terapia farmacologica antidepressiva è quindi di 6/8 mesi.