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Le origini: Alexander Lowen e Wilhelm Reich


La bioenergetica è una disciplina psico-corporea messa a punto da Alexander Lowen (New York, 1910), medico e psicoterapeuta americano che con la propria esperienza personale di lavoro corporeo, risalente a quando da giovane insegnava educazione fisica, è riuscito a sviluppare e a dare un grosso contributo al lavoro di Wilhelm Reich, di cui è stato allievo negli anni '40-50.

Reich (1897-1957), medico e psicoterapeuta, allievo a Vienna di Sigmund Freud, fin dagli anni Venti aveva intuito, nell’osservazione dei propri pazienti, che il corpo comunica ben oltre i messaggi verbali, e invia segnali fondamentali che il terapeuta non può permettersi di ignorare. Da qui cominciò il suo studio sulle tensioni muscolari, da lui giustamente interpretate come espressione fisica di tensioni psichiche ed emotive.

Partendo dal lavoro sui blocchi muscolari, che nel loro insieme aveva identificato come difese dell'individuo rispetto all'ambiente, volte a formare quella che egli aveva chiamato 'corazza' o 'armatura caratteriale', Reich era arrivato a proporre una vera e propria 'analisi del carattere': una psicoterapia basata non più solo sulla parola come nella psicanalisi ma anche e soprattutto sulla comunicazione e sul lavoro corporei.

Il frutto delle sue ricerche è quindi un quadro dell’individuo molto più completo, in grado di fornire al terapeuta nuovi strumenti per aiutare il processo di autoguarigione, all'interno di una visione ottimista dell’uomo, visto come un essere dotato di una 'saggezza corporea' che possiede in sé naturali potenzialità per raggiungere il proprio benessere.

Fin dagli anni Sessanta Lowen ha sviluppato il lavoro di Reich, mettendo a punto con la bioenergetica non solo un nuovo modo di fare psicoterapia, ma anche una tecnica adatta a tutti, utilizzabile anche fuori dall'ambito psicoterapeutico, caratterizzata da una serie di semplici esercizi attraverso i quali è possibile percepire in maniera efficace il proprio corpo.

Gli esercizi bioenergetici

Nelle classi di esercizi bioenergetici, all'insegna del 'fare per sentire', si sperimenta l'importanza di aver e grounding (radicamento), con i piedi 'ben piantati per terra', per potersi sentire solidi nell'affrontare il mondo e la realtà circostante e mantenere una respirazione corretta, ampia e rilassata, come condizione essenziale per sentire ed essere in contatto con le proprie emozioni.

La posizione base degli esercizi di bioenergetica, con i piedi paralleli ben appoggiati al suolo, le ginocchia morbide e leggermente flesse, la colonna vertebrale allineata verticalmente ma non tesa e gli occhi chiusi per eliminare le fonti di distrazione provenienti dall'ambiente circostante, rappresenta un primo momento di ascolto del proprio corpo.

Via via che vengono eseguiti gli esercizi, alternando ogni esperienza con momenti di ascolto, il corpo passa dalla quiete al movimento, secondo tappe che seguono un preciso percorso - tensione, carica, scarica, rilassamento - in grado di favorire il contatto con le sensazioni fisiche, lo sviluppo della percezione del corpo nel suo insieme e l'integrazione di una nuova e sempre più profonda consapevolezza corporea e psichica.

Importante è non andare mai nello sforzo, anche nei momenti di maggiore tensione, trasformando in una 'performance' quella che dovrebbe essere un'occasione di autoconoscenza e uno spazio per sé.

Classi antistress e di autoregolazione bioenergetica

La bioenergetica può essere praticata da tutti, giovani, adulti, anziani, a cominciare dalle "classi antistress", in cui viene proposto un lavoro prettamente corporeo di contatto con il corpo e ascolto dei suoi messaggi, finalizzato a un buon rilassamento generale e a favorire una migliore mobilità con il fluire dell'energia vitale.

Un livello successivo è offerto dalle "classi di autoregolazione bioenergetica" in cui i partecipanti sono invitati a sviluppare una più attenta e sottile consapevolezza di sé, nell'ascolto e nell'osservazione di quanto avviene durante le varie esperienze.

Al termine di queste classi i partecipanti possono anche condividere quanto emerso durante gli esercizi, fermo restando che non si tratta di una psicoterapia e che le eventuali emozioni o cognizioni che possono essere sorte durante gli esercizi non vengono elaborate con il conduttore.

 

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